Festival di Pastorale Giovanile: una restituzione

Lo scorso 1 giugno il Centro Diocesano Onisto si è animato di voci, colori, giochi, danze, arte, vasche da bagno (chi c’era sa), giovani, adulti, associazioni, movimenti, musica, spettacoli, approfondimenti… Difficile dire in poche parole, cos’è stato il Festival di Pastorale Giovanile

Arriviamo dopo un mese a raccontarvelo, forse solo perché ci è voluto questo tempo per metabolizzare le emozioni e la fatica (grazie volontari per averla condivisa) per fare una lettura un po’ lucida di quanto è successo.

Circa 500 sono state in totale le presenze: c’è stato chi è venuto a curiosare, quelli che si sono impegnati in varie attività e chi ha deciso di restare tutto il tempo, tra il pomeriggio e la sera di quel sabato. Tra questi, 20 associazioni e movimenti negli stand, una decina tra relatori e ospiti, e altre diverse realtà che hanno dato il loro contributo, 30 volontari, un mondo di gente: giovani ma anche adulti, educatori, genitori, insegnanti.

Il festival era una scommessa: provare a dare vita ad un’esperienza di incontro, di rete, di riflessioni, provare a riunire in un unico posto il mondo della PG, che di solito lavora diffuso nel territorio, sparso in tutti gli angoli della diocesi; un mondo che in questo anno abbiamo provato ad ascoltare e accompagnare in loco (con i tavoli di confronto e le formazioni in rete).

È stata una occasione perché tutte le persone che abitano questo mondo, tutti quelli che in diversi modi hanno a cuore le vite dei giovani potessero conoscersi, riconoscersi ed entusiasmarsi per un lavoro – quello di Pastorale Giovanile – che costa fatica, ma illumina l’esistenza di chi lo vive e della Chiesa stessa nel suo insieme (come vedete lo stupore non ci è ancora passato), insomma il festival è una tappa di un percorso più ampio di rete, di relazioni e incontri che è il cuore del lavoro dell’ufficio di PG.

“Templi distrutti, corpi risorti” questo il tema del festival. Abbiamo messo il corpo al centro delle proposte, dai laboratori allo speech, dall’arte ai giochi, con l’idea di sostare attorno a domande, esperienze, riflessioni che interrogano il nostro abitare il corpo.

L’orizzonte biblico di riferimento sono state le parole che Gesù dice a chi lo contesta dopo aver cacciato i mercanti dal tempio: “distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere […] parlava del tempio del suo corpo”, abbiamo provato a ragionare insieme su come sia necessario distruggere certi templi (luoghi comuni/stereotipi/gabbie che sembrano intoccabili) per ridare vita e significato ai corpi, imparare a fare a meno di quei templi, perché i corpi che abitiamo possono essere sacri di per sé.

Nella tavola rotonda adulti impegnati su vari fronti (scuola, sport, chiesa, politica, educazione informale) ci hanno raccontato come loro in prima persona e le istituzioni che rappresentano sono stati messi in discussione dai giovani e nello speech che è seguito il dott. Alberto Pellai ha messo a tema l’educazione affettiva e sessuale e gli adulti: come accompagnare un corpo in crescita con le sue domande, i suoi dubbi e il suoi desideri?Le dirette sono salvate nella nostra pagina instagram (pg.vicenza), per chi voglia recuperare queste provocazioni.

Il festival vuole essere (al presente, perché questo è solo primo!) una esperienza di apertura, di inizio, non di chiusura e compimento e ciò che è stato lanciato in termini di esperienze e approfondimenti troverà spazio nel prossimo anno pastorale. 

Due cose in vista già ci parlano di corpo, Sex_Us un laboratorio di affettività e sessualità per giovani e giovanissimi e il pellegrinaggio a Roma per il Giubileo dei Giovani! Come sempre trovate tutte le informazioni sul nostro sito e sui nostri canali social!

Infine, ultima cosa, ma non per importanza vorremmo ringraziare di cuore tutti coloro che con il loro contributo hanno reso possibile il festival: i volontari, le associazioni, tutti coloro che si impegnano per una Chiesa che sia occasione di senso, di incontro, di spazio, di fede, per la vita dei giovani e che credono che riconoscere e valorizzare i giovani sia una occasione imperdibile di resurrezione e rinnovamento per la Chiesa.