Il periodo attorno alle Feste di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti è un tempo interessante dove, inevitabilmente, il pensiero va alle persone care che non ci sono più, al tempo che corre velocemente e a fare memoria delle cose belle che hanno costellato il nostro cammino. Il tema della morte fa così capolino nei nostri pensieri e c’è chi sdrammatizza, chi fa finta di niente, chi si impaurisce o da spazio alla nostalgia.
Come Servizio diocesano di Pastorale Giovanile vogliamo invece fare memoria di un evento che poche settimane fa ci ha coinvolto e colpiti: la morte di Sammy Basso. Un’esperienza che ha superato i confini di Tezze sul Brenta, suo paese natale: la simpatia, l’intelligenza, l’ironia e la serenità con cui Sammy ha affrontato la sua malattia fin dagli inizi, il suo impegno per la ricerca e per lo studio lo avevano reso un personaggio degno di attenzione nel panorama nazionale. La lettera che ha lasciato in un cassetto per il giorno della sua morte ha rivelato la sua spiritualità profonda e il suo modo di intendere la vita e la morte.
Io ho avuto la fortuna di conoscere Sammy alcuni anni fa grazie al gruppo dei Mendicanti di Sogni, un gruppo che attraverso l’esperienza del Musical cerca di sensibilizzare alla solidarietà. E’ inutile nascondersi: il suo aspetto fisico al primo impatto non passava inosservato ma lui sapeva far cessare subito l’imbarazzo con una battuta ironica o con il suo atteggiamento scanzonato e divertente. Di lui subito dopo si poteva notare l’affabilità e l’arguta intelligenza con cui si relazionava, la curiosità unita al desiderio di mettersi in gioco in ogni occasione. Così è stato anche con i Mendicanti di Sogni: è stato spontaneo trovare un posto anche per lui all’interno del Musical. E così questo gruppo è diventato una famiglia accogliente anche per lui, per mamma Laura e papà Amerigo. Sammy cercava di non mancare mai agli appuntamenti del gruppo, alle prove ma anche ai momenti di svago, di gioco o di preghiera che venivano organizzati.
Per il suo funerale Sammy ha voluto che fossero proprio i Mendicanti di Sogni ad animare la celebrazione e così è stato. Il tenore degli interventi che hanno aperto la celebrazione, i canti scelti assieme ai genitori, la serena compostezza dei presenti al funerale hanno reso quella celebrazione un inno di lode alla vita, un grazie sincero per quanto Sammy aveva saputo trasmettere lungo i suoi 28 anni di vita. La tristezza e la commozione sono state segnate dalla speranza e dalla serenità, rendendo quella celebrazione una esperienza comunitaria di lode alla vita.
Inoltre la scelta del Vescovo di rinunciare alle sue parole per dare spazio alla lettera che Sammy aveva scritto in vista del funerale hanno lasciato trasparire meglio la spiritualità di questo nostro amico.
La descrizione della sua malattia come una caratteristica personale da accettare
…sicuramente in molti diranno che ho perso la mia battaglia contro la malattia. Non ascoltate! Non c’è mai stata nessuna battaglia da combattere, c’è solo stata una vita da abbracciare per com’era, con le sue difficoltà, ma pur sempre splendida, pur sempre fantastica, né premio, né condanna, semplicemente un dono che mi è stato dato da Dio
la visione della morte come condizione per una vita piena
se lei [la morte] non ci fosse probabilmente non concluderemo niente nella nostra vita, perché tanto c’è sempre un domani. La morte invece ci fa sapere che non c’è sempre un domani, che se vogliamo fare qualcosa, il momento giusto è “ora”!
e il desiderio di accogliere la vita come una festa
Se vorrete ricordarmi invece, non sprecate troppo tempo in rituali vari, pregate, certo, ma prendete anche dei bicchieri, brindate alla mia e alla vostra salute, e siate allegri. Ho sempre amato stare in compagnia, e perciò è così che vorrei essere ricordato.
sono certamente alcune tra le cose che più mi hanno colpito delle sue parole.
Ma soprattutto sento forte in me l’invito ad accogliere la vita per quello che è, senza recriminazioni, sensi di colpa, rancore o invidia. La vita come dono che si riceve e si accoglie, con il desiderio di spenderla sempre per qualcosa e per qualcuno. La vita come possibilità e come occasione per amare, consapevoli che il Dio che ci ha chiamato alla vita ha lasciato in noi quel seme di eternità che è l’amore.
don Matteo Zorzanello