Pastorale giovanile: una nuova squadra per una nuova stagione
Il vescovo sceglie di affiancare un laico e un sacerdote alla guida del Servizio diocesano. Tra sfide educative, cambi di prospettiva e progetti sul territorio.
C’è aria di rinnovamento al Servizio diocesano di pastorale giovanile. Dopo due anni di presenza di don Matteo Zorzanello, chiamato ora a diventare parroco dell’Unità Pastorale di San Bonifacio, il vescovo Giuliano ha voluto dare un’impronta nuova nominando un direttore laico, Pietro Mancino, e un assistente ecclesiastico, il referente dell’ufficio don Nicolò Rodighiero. Laura Pigato, collaboratrice storica dell’ufficio, completa la squadra che si avvale anche di altre collaborazioni.
Un cambiamento che è una sfida
«Quando il vescovo me l’ha chiesto mi sono sentito lusingato – racconta Pietro Mancino – ma soprattutto ho percepito la responsabilità di una bella sfida. Il cambiamento comporta sempre fatica, ma anche nuove opportunità. Non sono da solo: c’è una squadra che lavora insieme, al di là dei ruoli, per il bene della diocesi e soprattutto dei giovani».
Pietro porta con sé un bagaglio ricco: quasi vent’anni di insegnamento della religione cattolica nelle scuole, una famiglia con la moglie Luisa e tre figli, e l’impegno nello scautismo come responsabile regionale dell’AGESCI. «Sono tre pilastri della mia vita – spiega – che esprimono la mia vocazione personale: la famiglia, educare i giovani, camminare con loro nella scuola e nello scoutismo. Tutto questo ora lo porto dentro il Servizio diocesano».
Dal 1° settembre, per dedicarsi a pieno al nuovo incarico, ha lasciato la cattedra: «Mi mancano già i ragazzi e la vita di classe, ma porto con me relazioni, competenze, errori e successi. Tutto fa parte del mio bagaglio, che ora diventa risorsa per la pastorale».
Don Nicolò: tra pastorale giovanile e vocazionale
Accanto a lui il vescovo ha voluto anche un sacerdote: don Nicolò Rodighiero, fino a poche settimane fa vicario parrocchiale nell’Unità Pastorale Dueville. «Il vescovo sta portando avanti questa prospettiva di mettere nelle posizioni di curia non solo preti, ma anche laici competenti. E in questo senso Pietro rappresenta una bella scelta. Il vescovo ha comunque ritenuto opportuno che ci fosse la presenza anche di un presbitero che potesse fare da assistente a questa realtà del servizio di pastorale giovanile, e ha chiesto a me di assumere questo ruolo. Il vescovo mi ha chiesto di aiutare anche don Matteo Nicoletti nella pastorale vocazionale, nella casa Ora Decima di contrà Santa Caterina a Vicenza. È un luogo di incontro, preghiera e accoglienza per i giovani: un progetto che ci sta molto a cuore».
Per Nicolò la pastorale giovanile e quella vocazionale «devono essere come due ali che volano insieme». Ritiene inoltre fondamentale che si creino alleanze educative fra adulti e giovani animatori: «Nei miei tre anni a Dueville ho imparato quanto sia decisivo costruire fiducia reciproca tra adulti e giovani. Quando un ragazzo si sente riconosciuto e valorizzato, sboccia come un fiore. Questo è ciò che porto con me e che vorrei trasmettere».
Laura: attraverso i cambiamenti
In mezzo a due volti nuovi c’è la solidità di chi ha visto passare già quattro direttori. «Sono arrivata nel 2015 – racconta Laura Pigato – e da allora ho visto molti cambiamenti. Dopo il Covid, soprattutto, la dimensione del gruppo locale ha perso forza: i giovani hanno più bisogno di accompagnamento personale, di qualcuno che li conosca e li guardi nella loro unicità».
Una sfida grande per la pastorale: «Non basta il gruppo, pur importante, ma va affiancata una dimensione più personale. Abbiamo bisogno di reimparare a vedere i giovani, uno per uno».
Da ufficio a servizio
Il termine usato non è casuale. «Non si dovrebbe dire “ufficio” – ricorda Laura – ma Servizio di pastorale giovanile. Il cambio di prospettiva è proprio questo: non un centro che organizza eventi e cala dall’alto proposte, ma una realtà che accompagna, provoca, si mette a disposizione del territorio».
Un concetto che Pietro rilancia con decisione: «Nessuno pensi di disturbare se si fa vivo, e anche noi abbiamo voglia di venirvi a incontrare. Non vogliamo sostituirci alle comunità, ma ascoltarle, camminare con loro, offrire stimoli».
Appuntamenti e progetti
Il nuovo anno pastorale parte già con un calendario fitto. Sabato 4 ottobre, dalle 18.00 in poi, è stato organizzato un pellegrinaggio serale con partenza a piedi da Vivaro (Dueville) per arrivare a Monte Berico, con la celebrazione della messa con il vescovo Giuliano. Un evento che richiama coloro che sono stati protagonisti del Giubileo dei Giovani in agosto a Roma, ma aperto a tutti i giovani: un modo simbolico per “ripartire insieme”, camminando e costruendo relazioni.
Da gennaio prenderanno il via diversi appuntamenti formativi in diverse zone della diocesi, per affrontare questioni emerse dal confronto con le realtà giovanili. Il percorso porterà al grande Festival di pastorale giovanile, in programma domenica 7 giugno 2026 al Centro diocesano Onisto. E non mancherà la tradizionale Veglia di preghiera per le vocazioni: Giovani Chiamati a Vegliare, fissata per il 9 maggio.
Un altro progetto importante di cui si occupa l’ufficio è quello degli animatori di comunità: figure di giovani che vengono inseriti in una realtà di un’unità pastorale come facilitatori per aiutare i vari gruppi presenti a lavorare fra loro e fare rete nell’ambito delle attività giovanili. Tre nuove animatrici stanno iniziando in queste settimane a UP Ferrovieri-S.Agostino-S.Giorgio, UP Riviera Berica e UP S.Giuseppe-S.Zeno di Cassola. Il progetto prevede una nuova chiamata per animatori e comunità interessate, a partire da gennaio 2026.
Ma il lavoro non si limita alle realtà ecclesiali. In collaborazione con il Comune di Vicenza è in corso una ricognizione per valorizzare spazi di aggregazione giovanile e intergenerazionale: «Non si tratta solo di oratori – spiega Pietro – ma di luoghi, anche parrocchiali o comunali, che possano diventare punti di incontro. Alcuni fuochi si sono già accesi a Sant’Andrea, Santa Croce e Villaggio del Sole».
Uno stile sempre nuovo
Dietro a tutto, la convinzione che sia necessario continuare convintamente sulla strada già tracciata in questi ultimi anni: meno centralismo, più rete; meno eventi calati dall’alto, più ascolto dei territori. «Il Servizio – sintetizza Pietro – non è un ufficio freddo che produce iniziative, ma una comunità di persone che si mette a disposizione, in ascolto e in servizio».